La teoria del Paradigma Olografico in un dipinto dell’artista Vincenzo Greco “La Gerusalemme Celeste"

dipinto creato dal maestro Vincenzo Greco Paradigma Olografico

In un Universo in cui le intelligenze individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è illimitatamente interconnesso, i così designati "stati alterati di coscienza" potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato. Se il nostro cervello è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee (i pensieri o i sogni), non è così strano.

 

Il nostro cervello quindi è essenzialmente un modello di relazione e di informazione globale, un modello universale, potente e fecondo: la sua forma è naturalmente tridimensionale,, idealmente sferica, la gemma centrale ed il cerchio esterno simboleggiano ogni unità micro-macrocosmica. La mia rappresentazione artistica in sezione del cervello umano costituisce come una radigrafia un modello olografico una delle basi teoriche che sostengono il concetto di ordine implicato di Bohm, dove tutto è connesso e in ogni punto c’è l’immagine e l’informazione del tutto. Dalle sfere celesti del macrocosmo agli atomi vivi della concezione greca, il modello olografico sembra dare vita e comprensione scientifica alle mie visioni creative sacre.

Così l’uomo diventa un insieme, un'unità olografica che contiene in Sé la matrice dell'informazione totale del sistema in cui è incluso (la sfera terrestre, la sfera schiacciata del sistema solare, della galassia, e così via), e con il quale c'è un continuo scambio di informazioni e di energie; la stessa continua relazione, simultaneamente, esiste anche con le sfere più piccole di cui è composto, le cellule, gli atomi e le particelle subatomiche.

Questo dipinto in parte spiega ciò che Ermete Trismegisto nella Tavola Smeraldina esprime col concetto Come in alto, così in basso: la relazione speculare e analogica tra la dimensione del micro e macrocosmo, tra l’uno e l’infinito. Ogni grande filosofia e religione ha intuito questa profonda interrelazione e interconnessione olistica tra unità e Tutto, tra anima individuale e cosmica, come l’antico modello sacro del mandala.

Al centro del cerchio, si può osservare una gemma di vetro di colore smeraldo, rappresenta il microcosmo se osservato rispetto al cerchio (Macrocosmo). Se si osserva la posizione della gemma, rispetto al cervello, è posta a circa un terzo della sua altezza cioè nel rapporto aureo di 1,618, in questa posizione rappresenta l’ipofisi, concettualmente Il "terzo occhio" presupposto dell'"intuito" la capacità di captare una verità senza l'uso della logica mentale. Essa fa parte della sfera irrazionale dell'uomo.

Ciò che l’artista Vincenzo Greco è riuscito a creare con la mente successivamente a dipingere, è interessante se si considera che l’ispirazione è partita dalla lettura del versetto (2.1) dell’ Apocalisse, che parla della “Gerusalemme Celeste”, scavando tra le righe della bibbia l’artista ha intuito che “ la Nuova Gerusalemme” e dentro l’uomo ed è il cervello, nella sua perfezione aurea, che genera “ l’Uomo Nuovo”.

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